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TURCHIA & ITALIA


 


La Lombardia guarda alla Turchia

Fonte: www.newsitaliapress.it - 16 febbraio 2007

 

MilanoUn terzo dell'export italiano verso il Mediterraneo parte per la Turchia (33,9%), per un valore che nei primi nove mesi del 2006 raggiunge quasi i 5 miliardi di euro. In crescita in un anno del 10,6%. La Lombardia guida la corsa delle regioni italiane al mercato turco con un export di quasi un miliardo e mezzo di euro, il 29,5% del totale nazionale, +3,1% dal 2005. Seguono Piemonte con quasi 777 milioni di euro (il 15,7% delle esportazioni italiane verso la Turchia, +15,7%), Veneto con 633 milioni di euro (12,8% del totale nazionale, +14%). In forte crescita anche l'Emilia Romagna, +26,4% in un anno, che con oltre mezzo miliardo di euro rappresenta il 12,1% dell'export nazionale.

 

Missione istituzionale e imprenditoriale in Turchia, a Istanbul e Ankara, dal 2 al 7 marzo, la organizza Promos, azienda speciale della Camera di commercio di Milano per le attività internazionali in collaborazione con altre Camere di Commercio e le Associazioni artigianali lombarde e con Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia.


L'iniziativa è rivolta alle imprese artigiane e alle piccole e medie imprese con l'organizzazione di incontri d'affari con aziende locali. Il settore interessato è il meccanico ed elettromeccanico. Il programma prevede, ad Istanbul, una presenza presso la Fiera della subfornitura, Subconist e, successivamente, l'organizzazione di incontri operativi presso il distretto meccanico di Ostim ad Ankara.


L'iniziativa rientra nel progetto Medart 2006 che si propone di promuovere la presenza commerciale e la cooperazione economica di aziende artigianali lombarde nei Paesi del Mediterraneo. Il progetto prevede inoltre la costituzione di un network mediterraneo tra imprese. Si tratta di un servizio di informazione e di primo contatto a cui le aziende possono aderire gratuitamente e che permetterà loro di ricevere assistenza gratuita da parte degli uffici locali e accesso scontato ai servizi specialistici. Sarà inoltre possibile entrare in contatto e comunicare elettronicamente e in maniera gratuita con aziende e controparti dei Paesi partner aderenti al progetto (Tunisia, Marocco, Egitto e ora Turchia). 


"L'area mediterranea, di cui la Turchia fa parte, rappresenta un mercato importante, a cui le nostre imprese guardano con sempre crescente interesse"  ha dichiarato Bruno Ermolli, presidente di Promos, azienda speciale della Camera di commercio di Milano per le attività internazionali. "La Camera di commercio di Milano, attraverso Promos, la sua azienda speciale per le attività internazionali, da tempo favorisce le occasioni di dialogo, incontro e scambio tra i Paesi del Mediterraneo, anche grazie all'organizzazione dell'annuale appuntamento con la conferenza internazionale del Laboratorio Euro-Mediterraneo. E tra le iniziative promosse in collaborazione con le altre istituzioni e il mondo associazionistico e imprenditoriale, questa missione in Turchia e il network mediterraneo per le imprese pensiamo possano essere utili strumenti per accrescere ed intensificare le relazioni commerciali".

 


Il sodalizio commerciale Italia-Turchia

Fonte: www.newsitaliapress.it - 15 gennaio 2007

 

Ankara - Secondo l'Ufficio Statistico Turco (TUIK), nel periodo gennaio-novembre 2006 l'import turco è cresciuto del 19,2% rispetto allo stesso periodo del 2005, raggiungendo quota 125,3 miliardi di dollari, mentre l'export è aumentato del 15,6%, toccando la somma di 76,6 miliardi di dollari. Il disavanzo risulta pari a 48,7 miliardi di dollari (+25,2%). L'Italia è il terzo partner commerciale della Turchia con un interscambio di 13,9 miliardi di dollari (+16,8%). L'export dell'Italia verso la Turchia è stato pari a 7,8 miliardi di dollari (+14,5%), mentre l'import dalla Turchia è cresciuto del 20,8% raggiungendo quota 6,1 miliardi di dollari. Il saldo è positivo per l'Italia per 1,7 miliardi di dollari. La quota di mercato dell'Italia -sul totale importato dalla Turchia- è pari al 6,2%.

 

La Germania continua ad essere il primo partner commerciale della Turchia con un interscambio pari a 21,7 miliardi di dollari ed un saldo attivo di 4,6 miliardi di dollari. La Russia invece e' il primo paese esportatore in Turchia con 15,8 miliardi di dollari (+37,2%) grazie alle sempre più consistenti forniture energetiche (circa il 70% dell'intero fabbisogno energetico della Turchia deriva dalla Russia) ed il secondo partner commerciale del Paese. Continua nel contempo l'impetuosa ondata di esportazioni Made in China (+43%) che si consolida terzo Paese fornitore.

 

L'Istituto di Statistica ha inoltre reso noto che la crescita economica del Paese, nei primi nove mesi del 2006, ha fatto registrare una media del +5,7%, con una contrazione nel terzo trimestre con un tasso di crescita del +3,4% contro il 6,4% del primo e l´8,8% del secondo. Sempre nel terzo trimestre il PNL a prezzi costanti è cresciuto del 3% (5,7% da gennaio a settembre 2006), mentre il PIL è aumentato del 3,4% (5,6% da gennaio a settembre 2006). Quanto alla ripresa economica a seguito della crisi finanziaria del 2001, il Tuik rileva che nell'arco degli ultimi quattro anni si è avuta una crescita media pari all'8%. Il settore delle costruzioni continua ad essere il vero motore trainante dell´economia turca con un contributo alla crescita superiore al 20%, seguito dal 6,4% dell´industria, dal 3,7% del commercio e dall'1,9% dei servizi pubblici. L´agricoltura, invece, registra un andamento negativo con una flessione del 2% nel terzo trimestre (-1,2% nei primi nove mesi del 2006); anche i consumi si sono considerevolmente contratti scendendo nello stesso periodo all'1,3% rispetto al 10,4% del secondo trimestre e al 6,2% dei primi nove mesi del 2006. Gli investimenti privati segnalano infine un interessante incremento del 18,8%, indice di una certa effervescenza del sistema industriale locale teso a proseguire il processo di ammodernamento del Paese.

 

In occasione della cerimonia annuale della Assemblea Nazionale degli Esportatori (Tim), il ministro del Commercio Estero Tuzmen ha fissato un ambizioso target per le esportazioni turche nel 2007: 100 miliardi di dollari. Tuzmen ha dichiarato che le esportazioni hanno raggiunto nel 2006 un totale di 85,7 miliardi di dollari e che l'obiettivo dei 100 miliardi di dollari è difficile ma non impossibile. Tuzmen ha anche sottolineato che l'aggravamento del disavanzo commerciale è dovuto essenzialmente alla bolletta energetica che pesa come un macigno sulla bilancia commerciale del Paese. Il 2007 -sempre secondo il ministro- dovrebbe portare un sollievo ai conti commerciali della Turchia, in considerazione sia del minor costo medio del petrolio che dei risultati sempre più eccellenti degli esportatori turchi in grado ormai di affrontare con successo anche i mercati più complessi e sofisticati (vedi USA e Giappone), nei settori più soggetti alla serrata concorrenza internazionale (tessile/abbigliamento,oreficeria, pelletteria, ecc.). Il supporto governativo agli esportatori è stato di circa 150 milioni di Euro nel 2006 attraverso un vasto programma di iniziative in Turchia ed all'estero con lo scopo di aiutare gli imprenditori ad affrontare al meglio i processi di globalizzazione. Un interessante accenno infine è stato fatto dal ministro in merito al rapporto fra commercio estero ed investimenti diretti esteri. Il 2006 si è concluso con una cifra record di oltre 15 miliardi di dollari di investimenti diretti provenienti dall'estero , frutto principalmente di una raggiunta stabilità macroeconomica.

 

Aldo Kaslowski, vice-presidente del Consiglio Superiore della Tusiad (n.d.r. la Confindustria turca) e Presidente della Tusiad International , nonché presidente della Camera di Commercio italo-turca, conferma il periodo d'oro della Turchia negli ultimi quattro anni: "Questo Paese ha una grossa percentuale di giovani, la società è fortemente dinamica e orientata al futuro. In pochi anni si è passati dal100% al 10% di inflazione e il PIL 2006 è stato di 380 miliardi di dollari. La Turchia è molto forte nei settori dell'automobilistica, dei servizi, dell'abbigliamento, delle costruzioni, dei gioielli, degli elettrodomestici". Attualmente ci sono circa 550 industrie italiane presenti in Turchia, di cui almeno 50 nuove nel 2006. "Fino ad ora ci sono stati solo i grandi nomi –continua Kaslowski- e questo dimostra che la Turchia è un partner strategico per l'Italia. Ma molte delle nuove aziende che si stanno affacciando sul mercato turco sono piccole e medie imprese, specializzate in accessori per automobili, nei servizi (per esempio di consulting), nelle confezioni. In seguito alla privatizzazione delle banche turche, stanno arrivando anche i gruppi bancari, come Unicredito. Inoltre sono previste privatizzazioni anche in altri settori (cementifici, industria petrolchimica, porti). Se consideriamo anche che la Turchia è il primo fornitore di tessile in Europa, ma mancano i marchi e le catene di distribuzione, per le aziende italiane ci sono vaste possibilità di joint ventures con imprese turche. Consideriamo, infine, che la Turchia offre possibilità di interscambio con i Paesi dell'ex Unione Sovietica, come il Kazakistan, e con la Russia stessa".

 

Simona De Martino, dell'Ufficio Commerciale dell'Ambasciata italiana in Ankara, ci parla della cooperazione industriale Italia-Turchia a livello dei grandi gruppi: "La Fiat è presente con la joint venture con Coach Holding; Eni partecipa in un oleodotto che va dall'Azerbaigian fino al Mediterraneo in Turchia, in un gasdotto che porta gas russo in Turchia e nel progetto di un nuovo oleodotto dal Mar Nero a Ceyhan (Turchia); l'Enel partecipa alla gara di privatizzazione di tre reti di distribuzione elettrica, la quale è stata recentemente rimandata al periodo post elettorale; Finmeccanica è presente, tramite Alenia e Selex, in diverse commesse nel campo della difesa e delle infrastrutture civili; Astaldi partecipa nella realizzazione dell'autostrada Ankara-Istanbul, il cui tratto finale sarà inaugurato in occasione della visita di Prodi il 22 e 23 gennaio ". "La presenza italiana –continua la De Martino- è anche favorita dalla legge turca sugli investimenti esteri, che equipara le aziende straniere a quelle nazionali, e dal fatto che l'Italia ha sempre supportato l'ingresso della Turchia nell'Unione europea. Ultimamente ci sono buone possibilità anche per le PMI, attratte dalle opportunità di joint ventures italo-turche, che possono aprire la via ai mercati dei Paesi ad est della Turchia. Per esempio, Ferrali, che produce radiatori e impianti di condizionamento, ha aperto uno stabilimento qui; la stessa cosa ha fatto Imer Group, specializzata in betoniere. Noi, come Ambasciata, cerchiamo di indirizzare gli imprenditori italiani verso zone alternative a quelle classiche dell'Egeo e delle grandi città: per esempio, Kayseri, in Anatolia centrale, è un importante centro produttivo per il distretto dei mobili. Abbiamo organizzato incontri business to business per espandere gli orizzonti degli investimenti".

 

E di espansione parla anche Roberto Luongo, dell'ufficio ICE di Istanbul, che ci fa una panoramica dei nuovi settori in cui l'Istituto per il commercio estero sta lavorando per accrescere gli interscambi tra i due Paesi: "Restauro architettonico, public utilities (in vista delle privatizzazioni), protezione ambientale, infrastrutture (strade, autostrade, metropolitane sotterranee e di superficie), energie rinnovabili, sicurezza, turismo. Per sviluppare questi settori, l'ICE sta organizzando seminari, workshop, missioni sia in Italia che in Turchia e manifestazioni di vario tipo. Per fine maggio-inizi giugno 2007 è previsto un grande evento che celebrerà l'italian lifestyle ad Istanbul e Ankara". "Dopo la visita di Ciampi nel novembre 2005 –conclude Luongo- le relazioni Italia-Turchia sono andate sempre migliorando. La prossima visita di Prodi sancirà questo sodalizio ".

 


 
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